Panorama Bivongi
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Panorama del Monte Consolino

Bivongi

Bivongi (Bivungi o Bigungi in dialetto calabrese, Vafghè in greco-calabro) è un comune italiano di 1.399 abitanti in provincia di Reggio Calabria, in Calabria.comune bivongi stilaro.com vallata stilaro

Etimologia

Il nome di Bivongi ha molte ipotesi etimologiche. Deriva sicuramente dalle differenti varietà di dialetto Calabrese: Bivungi, Buvungi e Bugungi e, secondo il Dizionario toponomastico ed onomastico della Calabria di Rohlfs, che a sua volta deriverebbe da un latino Bubungium del 1325, mentre nel XVI secolo è attestato col nome di Bofongi. A sua volta deriverebbe dal nome greco Boβὸγγεζ (Bobònges) presente nel Brebion, documento greco del 1050 circa, ritrovato da Guillou nella biblioteca privata dei conti Capialbi a Vibo Valentia.

Il significato di Bobonges potrebbe essere: "terra del bigatto/baco da seta", da bombyx cioè "baco" e gges (pronunciato 'nges') "produrre" o "terra". Secondo Salvatore Riggio deriverebbe da bonbòngos: "simile a un bubone". Un'altra ipotesi è che derivi da bous = "bue" e dal verbo ghignomai = "produrre", e quindi "paese della produzione di buoi"; oppure deriverebbe dal greco baf cioè "tempra del ferro" e gÁ che significa "terra", quindi terra in cui si tempra il ferro. A testimonianza di ciò anche l'uso del termine dispregiativo Bafungi utilizzando fin dal XVII secolo. Infine dal verbo bibroosko cioè "mangio" che avrebbe dato per lo meno il nome alla parte più antica del centro abitato, chiamata oggi: Mangiuni.

Età medioevale

Da i dati ricavati durante un'indagine archeologica del 1995 alla chiesa di San Giovanni Decollato si pensa vi sia stato un primo insediamento o Chorion già nel IX secolo. Il più antico nucleo abitativo di Bivongi è certamente Mangioni, alla destra del torrente Melodare (affluente dello Stilaro), termine del Basso Medioevo che indica, forse, la presenza di una mensa per i poveri offerta dall'antico Monastero-Chiesa di Santo Nicola (ufficiata fino al XIX secolo e successivamente sconsacrata, ora è, l'aula consiliare del comune), ivi presente. Essa fu poi sostituita dalla chiesa di San Giovanni Decollato, di cui si conserva solo la campana nella nuova Chiesa matrice di San Giovanni Battista Decollato. Il primo documento che attesta l'esistenza di Bivongi è il Brebion (in latino: riassunto breve) nel 1050 circa con il nome greco di Boβὸγγεζ (Bobònges). In esso vengono descritti le proprietà dei monasteri ivi ubicati, e testimonia la presenza dell'attività dell'allevamento del baco da seta (phillogèma). Bobonges sarebbe nato da due precedenti centri abitati, uno Mangiuni in cui era presente il monastero di San Nicola che risale al periodo bizantino e l'altro a Abatìa e Casale dove si trova la Chiesa dello Spirito Santo. I beni di Bobonges appartenevano al monastero dell'Arsafia. Nel periodo bizantino Bobonges dipendeva dal Monastero dell'Arsafia. Dal 1060 con l'arrivo dei normanni, in quanto casale, passa sotto il controllo del kastron di Stilo.Dal 1094 con il diploma del Conte Ruggero le terre di Bivongi vengono donate alla Certosa di Serra San Bruno: "qui dicitur Apostoli cum casalibus Bingi et Bubungi".

Età Moderna

Nel 1535 nella Platea di Carlo V si ricorda per la prima volta la presenza a Bivongi del Monastero dei Sette Santi Dormienti di Efeso, in località Samponente, distrutto in parte nel 1922 per fare posto alla strada provinciale che porta verso Pazzano.

Del XVII secolo dovrebbe essere il Monastero di Sant'Elia, periodo a cui risale l'unico suo affresco conservato fino ad oggi: la Madonna con il bambino in braccio e il profeta Elia e Giobbe inginocchiati ai suoi lati. Sempre al XVII secolo risale la Chiesa di Santa Maria (dell'omonimo rione) che rimane aperta fino al XVIII secolo.

Nel 1782, durante il Regno di Napoli, nella Calabria Ultra si attesta l'esistenza di 42 miniere in attività , di cui 23 per l'estrazione dell'argento misto a piombo. Bivongi, insieme a Stilo, Badolato, Longobucco e Reggio, era considerato un distretto argentifero. Le contrade in cui si estraeva il minerale erano: Raspa, Argentera, Costa della Quercia e Due Fiumare.

Altro

In località Acque Sante nel 1850 nasce un centro di acque termali rimasto attivo fino al 1950; all'inizio del '900 fu affiancato da un albergo ora in restauro. Nel 1913 fu costruita da Avvenire Spa la centrale idroelettrica Guida, prima centrale idroelettrica del Sud Italia; in attività fino al 1953. Nel 1917 la società Torelli e Re avvia delle ricerche per la Molibdenite a Bivongi. Nel 1922 viene avviata la costruzione della Strada provinciale che porta a Pazzano. Lungo il percorso, in località samponente, vengono in parte distrutti i ruderi del Monastero dei Sette Santi Dormienti di Efeso, ma le pergamene greche e gli affreschi ritrovati vengono inviate al Museo Nazionale di Reggio Calabria. Nel 1926 lo stato italiano costruisce la Centrale idroelettrica Marmarico, dismessa nel 1973. Nel 1939 fu invece la volta della Breda che in quel periodo ricercava lo stesso minerale. Iniziò così l'apertura di ben 60 miniere e non solo a Bivongi, ma anche a Stilo, Placanica, Guardavalle, Caulonia e Nardodipace. Con la seconda guerra mondiale si sospesero i lavori. Nonostante la Breda avesse richiesto al ministero dell'Industria e del Commercio di riprendere l'attività, non fu loro consentito. Tra il 1961 e il 1962 il Genio Civile demolisce la chiesa bizantina, ma di epoca normanna, del Santo Spirito perché pericolante al cui posto ora sorge una piazza con la stessa denominazione.

"È probabile che nessuno straniero abbia mai visitato questi estremi angoli di una provincia le cui grandi città sono già di per sé fuori dalla via dei visitatori; ma nessuno di coloro che incontrai durante il mio cammino per Bivongi passò senza dirmi una parola o due di saluto; pochi di loro non mi offrirono delle pere, e gruppi di donne cariche di ceste di fichi si fermavano per scegliere i migliori per noi. Nessuno ci ha fatto domande all’infuori di «Che cosa pensate delle nostre montagne?» o «Come trovate il nostro villaggio?» " Edward Lear Bivongi, 1847

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